MANIFESTAZIONE OPERATORI SOCIALI

© Sabato 9 febbraio  Torino si è vestita di giallo con gli  operatori sociali. Tramite la musicalità spartana delle trombette, dei tromboni, del pentolame vario, si sono presentati alla città con un corteo auto convocato di circa un migliaio di persone. Motivo conduttore della giornata: il welfare non deve morire. Già, perché, avanti di questo passo, con gli enti che pagano i servizi a trecentonovanta giorni, con i servizi sociali ridotti all'osso, con i soci e dipendenti delle cooperative che si ritrovano con stipendi da "lavoratori poveri" e con l'aumento dell'indigenza comune, non si sa proprio dove si andrà a parare.Per  difendere  l'articolo  quarantacinque  della  Costituzione  Italiana  ("la  Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata; la legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli il carattere e le finalità"). Per questo ed altri motivi ancora il coordinamento operatori sociali non dormienti ha deciso di organizzarsi e scendere per le strade cittadine a manifestare il proprio  dissenso nei confronti della politica tutta.Certo in tutto questo reclamare ci sono, come sempre, i soliti furbetti del quartierino, che se ne avvantaggiano e rendono i luoghi di lavoro ancora più svilenti, demotivanti, sgradevoli, precari; raggirando leggi e leggine mettono il lavoratore in  condizioni disumane per soddisfare i propri "statuti", redatti a regola d'arte per missioni sempre più a titolo personale.Tant'è. Puntuale come un orologio svizzero si pone oggi più che mai l'annosa rivendicazione. In questo caso poi pare abbia pure funzionato molto bene, spalancando sul  sistema cooperative-enti  una riflessione che nei prossimi giorni andrà certamente sviluppandosi. I diversi focus: diritti, gare, appalti, ribassi, qualità, professionalitá, stipendi, servizi. Riproduzione concessa con citazione della fontehttp://francescoussia.jimdo.com/

 

[per le collaborazioni, anche fotogiornalistiche, siete pregati di compilare il modulo contatti]

 

© Sabato 9 febbraio  Torino si è vestita di giallo con gli  operatori sociali. Tramite la musicalità spartana delle trombette, dei tromboni, del pentolame vario, si sono presentati alla città con un corteo auto convocato di circa un migliaio di persone. Motivo conduttore della giornata: il welfare non deve morire. Già, perché, avanti di questo passo, con gli enti che pagano i servizi a trecentonovanta giorni, con i servizi sociali ridotti all'osso, con i soci e dipendenti delle cooperative che si ritrovano con stipendi da "lavoratori poveri" e con l'aumento dell'indigenza comune, non si sa proprio dove si andrà a parare.Per  difendere  l'articolo  quarantacinque  della  Costituzione  Italiana  ("la  Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata; la legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli il carattere e le finalità"). Per questo ed altri motivi ancora il coordinamento operatori sociali non dormienti ha deciso di organizzarsi e scendere per le strade cittadine a manifestare il proprio  dissenso nei confronti della politica tutta.Certo in tutto questo reclamare ci sono, come sempre, i soliti furbetti del quartierino, che se ne avvantaggiano e rendono i luoghi di lavoro ancora più svilenti, demotivanti, sgradevoli, precari; raggirando leggi e leggine mettono il lavoratore in  condizioni disumane per soddisfare i propri "statuti", redatti a regola d'arte per missioni sempre più a titolo personale.Tant'è. Puntuale come un orologio svizzero si pone oggi più che mai l'annosa rivendicazione. In questo caso poi pare abbia pure funzionato molto bene, spalancando sul  sistema cooperative-enti  una riflessione che nei prossimi giorni andrà certamente sviluppandosi. I diversi focus: diritti, gare, appalti, ribassi, qualità, professionalitá, stipendi, servizi. Riproduzione concessa con citazione della fontehttp://francescoussia.jimdo.com/

 

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