CONVEGNO BIENNALE PICCOLA INDUSTRIA

©Si è svolta nell'adiacente ex Fabbrica Italiana Automobili Torinese, una due giorni di accorati appelli da parte di Piccola Industria Confindustria. Un convegno da far raggelare il sangue per la sua totale schiettezza sui temi che tanto stanno a cuore al nostro Paese. “Un'Italia Industriale in un'Europa più forte” questo è il grido che ha dato l'avvio ai lavori.

Confindustria si è presentata al gran completo e, nella seconda parte dei lavori, anche quel che resta del conservatorismo sindacale attuale con i principali esponenti di CGIL e CISL a fare da contraltare. Quello che è stato discusso nella sala degli imprenditori è un qualcosa di inimmaginabile. Analisi, numeri a confronti, persino un progetto dal costo di 316 miliardi di risorse pubbliche per l'Italia. Il tutto per far si che questo stivale non affondi nel più profondo degli abissi.

Apprezzabile l'intervento di Vincenzo Boccia Presidente Piccola Industria che con il suo discorso ha raccontato di una situazione del Paese che è a pezzi grazie anche alla presentazione dei dati citati dal Direttore Centro Studi Confindustria, Luca Paolazzi. Dicevamo dunque, giornata che segna “L'inizio della mobilitazione di Confindustria” come lo stesso Boccia ha voluto evidenziare”. E ancora “Solo negli ultimi sei anni, hanno cessato la loro attività più si settantamila imprese con la conseguente perdita di 1,4 milioni di unità di lavoro e con un numero di disoccupati che è cresciuto raggiungendo il record di tre milioni”.

Appropriato ad un certo punto lo slogan urlato dal microfono “Tempo scaduto” seguito da un “La situazione si aggrava sempre più”. Il resto dell'appello/discorso è ancora più brutale con il Presidente che afferma “Abbiamo di fronte una difficoltà enorme; non si può continuare a non avere alcuna ipotesi di accordo tra forze politiche divise da rancore, perché in questo modo non si riesce a costruire nulla, si demolisce soltanto; andare avanti così, significa, portare alla paralisi il sistema industriale italiano”. Oltre allo questione dello stallo in politica poi, rilevanti le domande poste alla platea e rivolte alle forze sociali, al Paese mediatico, al Paese legale “Quale politica del Welfare? Quale politica fiscale comune? Quale politica energetica comune? Quale politica comune su infrastrutture e investimenti”?

Per poi finire con uno schietto “Dobbiamo salvare il Paese. Vi è la necessità che riguarda tutti, di un'Agenda della competitività perché una Nazione senza fabbriche è una Nazione senza lavoratori e senza imprenditori”. Riproduzione concessa con citazione della fonte http://francescoussia.jimdo.com/

 

[per le collaborazioni, anche fotogiornalistiche, siete pregati di compilare il modulo contatti]

 

Scrivi commento

Commenti: 0